mercoledì 21 marzo 2012

La Cruz del Sur


Così la cosa rimasta da fare è sederci.
In questa eterna primavera sorvola le cime dei cipressi in fiore, le antenne e le parabole dei condomini, il ponte crepato in corso sui binari, i tavolini coi posaceneri, i verdi i rossi e i rotondi, i fili per il bucato dei balconi, le calamite sul friggorifero, le tracce invisibili dello scorso inverno, i tuoi occhi, le fermate degli autobus, dei taxi, dei blu e degli ippici accaniti, le andate senza ritorno low cost, il parchetto col recito dei cani, quello senza recinto dei piccioni, le aule delle scuole di un tempo, i congiuntivi cinesi nei bar, i fumatori d'oppio di via Mascarella, le partite finite due a due, gli autoritari baffi di Augusto, le sottili pensiline a doppio senso, i liquori di quando non hai ancora mal di testa, i petali sui marciapiedi, le lavagne indelebili degli anonimi, lo spazio per lasciare un commento, le foto inedite, la polvere ancora fresca sui ricordi che ho avuto, la neve caduta sui nostri animi, i cappelli per andare al lavoro, i fogli dei giorni senza ali, le frequenze strobiche degli stati emotivi collettivi, il rubinetto che ogni giorno perde qualcosa, Bogoliubov alle feste serie, le corde mancanti delle chitarre in piazza Vermi, i calendari luciani dell'anno che verrà, la rabbia, la rabbia, la rabbia, la rabbia che cresce e tutta la nostalgia che posso provare racchiusa nel sogno che ho avuto questa mattina prima di svegliarmi, "uno stormo di anatre diretto a sud. Ma noi, che siamo contro natura, migriamo verso nord".

mercoledì 18 gennaio 2012

Maguey



Un poco de sal en la tortilla, chile o guacamole si se gusta, y derechito a la boca.



domenica 1 gennaio 2012

Lightmare II - Nigredo


Ho sentito un rumore, un battito, poi un altro. Mi sono svegliato. Mi alzo dal letto, lei non c'è. Cerco gli occhiali, li trovo, esco dalla camera e vado di là: il soggiorno vuoto, le finestre aperte, sono le cinque e già entrano le luci del giorno. "Dov'è?" mi chiedo e realizzo che c'è qualcun altro, in casa, c'è un'altra persona: è un uomo. Dev'essere nell'altra stanza, lo sento, cammino verso la camera. Passo di fronte il bagno, la luce accesa, l'acqua scorre, lei si sta lavando, mi soffermo e ascolto le gocce sulla pelle mentre volgono in vapore poi seguo il passo, vado oltre, davanti alla porta. Per un solo attimo di fronte a questa porta, prima di ricadere nel teatro dei sensi, ricordo che sto solamente sognando, il pensiero attraversa la mente per il tempo che basta a farmi sapere che non avrò un'altra occasione di aprirla. Ho paura come non ne ho avuta mai, il pavimento è freddo, il respiro non basta a riempire i polmoni, è forte il battito come se il sangue volesse esplodere in corpo, sento piano i miei passi mentre entro nella stanza lo vedo, è lì, in piedi di fronte, alle sue spalle la finestra e lo guardo, ti vedo ora: nero, solenne, buio e grave, l'ombra di se stesso Chrònos e non ho mai visto niente di più oscuro. Resto fermo, sono immobile, qui è l'eterno attimo del riflesso sull'anello, gli occhi vorrebbero urlare, lui da sempre è stato lì ed io lo odio, lo odio con tutto il cuore lo odio. "Ti odio!". Ed è come se stesse piovendo nel petto, una goccia per volta segna il ritmo della tempesta in questo tempo fermo. Così per la prima volta c'è qualcosa che ci ha reso tutti fratelli, ho pensato, che ora non fa più alcuna differenza se non ci siamo voluti bene, se non ci siamo amati. Ora so che nessuno mai morirà solo. Ed è questa la prima volta in cui veramente ho desiderato fosse tutto vero. Ed è più facile di quanto immaginassi credere, che verremo tutti sommersi, in un giorno qualunque, da un denso blu come inchiostro, a cominciare dal cielo e poi la terra degli uomini: ogni casa, ogni strada, ogni albero, ogni radice, ogni carattere, ogni archetipo, ogni per-sonare, φersuna. Ci cambia, ci unisce, siamo ora una cosa sola tutti.
Una cornacchia si posa sul cornicione della finestra, faccio un passo e d'immediato lui fa un passo, ricerco nel suo corpo opaco una qualche identità, lo fisso, mi avvicino, si avvicina e finalmente scorgo ora nel suo scuro volto gli occhi da questo curvo sguardo: sono io. Io sono. Ed ormai è giorno, c'è luce, prende il volo, rondini niente ombre. Rondini.



http://it.wikipedia.org/wiki/Persona_%28filosofia%29#Etimologia

sabato 3 dicembre 2011

Ante-prima dell'alba

Amico mio, va tutto bene.
Non è stato un sogno solamente. Quanti corvi sono passati dall'ultima volta che ci siamo sentiti? Quanto è durata la notte? 
Ironicamente nemmeno ricordo a cosa stessi pensando. Mi avevi scritto allora: "Amico solo col buio puoi notare la volta di stelle, come potremmo orientarci, farci guidare, trovare la strada se non cadesse il nostro Sole ogni tanto dietro l'orizzonte? Fa sempre ritorno..". 
Sono stato dunque uno sciocco ad avere paura: la candela consuma la cera, le ombre crescono, fuori viene freddo, è come l'ultimo taglio di un'aria fin troppo sottile. Mi sono abbandonato, seppur ancora non spiego cosa mi abbia spinto a restare. Ogni cosa ogni gesto è diventato infatti terribile, più nulla poteva essere fatto a favore o contro la vita. Un nero denso gelido opaco ha offuscato penetrato e soffocato il cuore di tutti gli uomini. La parola si è persa e le ceneri sono finite negli occhi. Questo ineffabile gioco era già finito senza che lo sapessimo, non più siamo stati capaci in quel eterno attimo, di sognare. Di creare, di immaginare, di illudersi, di ridere, sorridere, stare allo scherzo, di commuoverci. Vuoti soltanto immobili. Inabili a sentire provare percepire, accecati e paralizzati in una mezza notte che nulla ha avuto di diverso da tutte le altre. Solo privati del battito che unisce ogni cosa, ogni essere; spezzato ogni legame con la vita, l'amore.
Fino a questa nuova alba, questo nuovo giorno, da cui ora ti scrivo un messaggio che pretendeva essere in fondo semplice. Solo ora che il bagliore può scaldare il petto, darmi la leggerezza indispensabile necessaria a non infrangere più il fiato. Respira. La notte è stata profonda, il mondo è profondo, come il tuo cuore di uomo. Fai ritorno amico al luogo in cui vivi, guardati intorno, le case, le strade, gli alberi, le persone, le finestre e di nuovo domandati che cosa ne abbiamo fatto di questa nostra madre? Come mai pare cosi difficile riconoscerla? Non senti anche tu l'incessabile ticchettio? Come una pioggia infinita, della vita unica di questa Terra che si accende e si spegne in ogni dove, perpetua ancora ed una volta ancora di nuovo come se ogni attimo fosse tutta l'eternità. A cosa devi l'esitazione, l'ostinazione? Non possiamo fermarla, solo ascoltarla. E ascoltati e godi di ogni singola nota, parola, bisbiglio o fruscio che riesci a ricevere. 


Va bene

Poichè tu cosi' hai detto,
Li hai respirati fuori
Ordinati con cura,
Nell'aria, a essere. 

Essi lavorano in squadra,
Sebbene fuori dal tempo.
Ciò che vedi li raggiungerà
La tua fede li nutre.

Non è bugia
A meno che tu non creda.


Y. Setchan